progetto di Rudy Ricciotti
foto di Philippe Ruault
testo di Francesco Vertunn
IN NORMANDIA, NELLA FRANCIA DEL NORD, L'AMPLIAMENTO DI UNA FATTORIA OTTOCENTESCA DOVE RESTAURO E NUOVA COSTRUZIONE SI UNISCONO IN UNA CALIBRATA ADDIZIONE COMPOSITIVA.Èun intervento radicale, parte del percorso progettuale di Rudy Ricciotti che, nel rigore di una ricerca fuori dalle mode, ha sempre privilegiato un’architettura di eloquente sincerità, costruttiva e compositiva. Questo restauro e ampliamento di una tradizionale fattoria normanna dalle mura di pietra e dalla copertura a falda pronunciata si pone quindi come parte di un discorso sull’architettura più complesso, che non si limita alla singola occasione, ma che di questa fa un tassello di una metodologia in divenire. La trasformazione di un’architettura esistente, anche quando questa non presenta valori monumentali e di valore dichiarati, comporta attenzioni alla memoria, alle tecniche costruttive del passato e alle tracce che la storia offre. Così la richiesta di ampliamento a fini residenziali della fattoria è stata assunta come tema di riflessione che, nel riconoscimento della dignità architettonica di una costruzione funzionale del passato, ha portato al raddoppio della stessa tipologia in chiara forma contemporanea, nel dichiarato rifiuto ad ogni mimetismo stilistico e materico. Il corpo rettilineo e l’elementarità della sezione trasversale (come il profilo di una casa disegnata da ogni bambino con un tetto a falda inclinata a vertice centrale sostenuto dai due muri perimetrali) sono stati ‘estrusi’ in chiave compositiva per allinearsi con un nuovo corpo di fabbrica completamente vetrato che ricorda una serra, un giardino d’inverno, un’orangerie, ma che in realtà si pone come spazio trasparente, aperto verso il nuovo deck esterno, il verde dell’intorno e, soprattutto, verso il cielo. La costruzione esistente è stata restaurata secondo il suo aspetto originario, sia dal punto di vista materico (con i muri di pietra, struttura della copertura lignea con spesse travi dello stesso materiale e tegole d’ardesia), sia sotto l’aspetto volumetrico con uno spazio libero unitario, continuo dal pavimento al soffitto, impiegato oggi come sorta di grande ingresso dove è collocata una vettura Alpine azzurra, parte della collezione di auto d’epoca del proprietario, e proposta come un pezzo d’arte nella casa. L’originaria colombaia, a fianco dell’ingresso-sala espositiva, ha sfruttato invece i due livelli, collocando garage e una camera ospiti al piano terreno, mentre al primo piano trova posto l’ampia stanza da letto padronale, collegata alla parte centrale della casa con una lunga passerella sospesa che corre tra la capriata lignea. La nuova costruzione ridisegna lo stesso spazio di quello originario seguendo il profilo strutturale di riferimento – qui in ferro e cristallo – per concludersi sul fondo, a confine con il limite di proprietà, con una parete piena che nasconde un ampio ripostiglio, segnata al centro da un camino. Le due porzioni della casa nel loro confronto e nella loro sintesi sembrano risolvere la contraddizione tra l’opacità dell’architettura del passato e la leggerezza, la trasparenza dell’architettura del presente, facendo convivere i due aspetti di un conflitto solo apparente. La nuova estensione della casa presenta anche un nuovo livello interrato collegato al piano terreno da un vano a doppia altezza, mentre a livello visivo una serie di tagli praticati nella soletta del piano terreno che interrompono la continuità del pavimento ligneo con un serrato ritmo di lastre vetrate perimetrali, permette di avere un buon livello di luce naturale anche a livello ipogeo. A sottolineare l’unione e l’innesto tra antico e nuovo, in posizione baricentrica come una sorta di cerniera simbolica e paesaggistica, è collocata una lunga piscina rettilinea che dall’esterno entra nella casa scivolando sotto il muro di pietra, opportunamente modellato e offrendosi come specchio d’acqua indoor, osservabile anche dal piano interrato grazie ad un’ampia apertura vetrata. Un recupero attento al rispetto dell’architettura del passato, alle figure e ai materiali di un’architettura radicata nel luogo che l’accoglie, che non rinuncia alle ragioni del progetto contemporaneo e alla modernità di una ricerca senza ombre.