Interni Magazine

Architetture per il mare

Flying Dagger

progetto di Andre Bacigalupo/Ivana Porfiri
foto di Giovanni Malgarini
testo di Decio G. R. Carugati

Portano la firma di Ivana Porfiri gli interni del nuovo Codecasa 41s, un mega open dalle linee filanti e sportive disegnate da Andre Bacigalupo.
Arredati al minimo, gli spazi assumono una grande ricchezza percettiva grazie a originali scelte materiche.
 
Flying Dagger, anno 2009, dei Cantieri Navali Codecasa, nasce open di 41 metri di gamma S, come la gemella Family Day del 2007. Le linee esterne, ben proporzionate, morbide e filanti, di entrambe le unità sono di Andre Bacigalupo, ma l’esemplare in questione è one-off a tutti gli effetti nella inedita configurazione degli interni. Spiega Ivana Porfiri, autrice del progetto: “Lo scafo del 41 S è ampio e alto, quindi a baglio molto largo, la sovrastruttura stretta e bassa. E questi sono dati non modificabili, caratteristiche peculiari delle barche Codecasa di gamma S, plananti, sportive, di elevate prestazioni motorie. Ho scelto di disporre la scala lateralmente con l’intenzione di sfruttare il più possibile l’effetto vuoto creato dal vano di collegamento tra il primo ponte e il sottostante, di aumentare l’altezza in un punto baricentrico. La scala discende nell’atrio e il corridoio di distribuzione indica a poppavia la suite armatoriale, la vip a pruavia, centrali le due cabine ospiti. Ho fatto in modo che le porte di tutte le cabine non si aprano di fronte ai letti. Le geometrie mi hanno consentito l’allineamento laterale, più discreto. La suite armatoriale è dotata di due bagni gemelli che si estendono a filo delle opposte murate, accentuando visivamente l’ampiezza del baglio. I guardaroba sono ricavati l’uno nel sottoscala, l’altro a fronte murata, liberando di fatto l’ambiente da ulteriori ingombri. La cabina vip, decisamente anomala, sfrutta la ‘dimensione traverso nave’ con il risultato di una maggiore suggestione e accoglienza, la sensazione di uno spazio migliore a disposizione. A prua la zona equipaggio, dotata di quattro cabine, disimpegno, lavanderia e mensa, è collegata con un mezzanino superiore, sito sotto la plancia, dove ha sede la cucina principale, accessibile anche all’armatore e ai suoi ospiti. Risalendo al primo ponte, le aperture di servizio che comunicano con i passavanti permettono all’equipaggio di raggiungere la timoneria dall’esterno, scendere in cucina e ancor più sotto negli alloggi riservati. L’area poppiera, molto generosa, comprende il grande prendisole e il tavolo per pranzare all’esterno. Retrostante, posizionata lateralmente, una scala circolare risale al flying bridge. Quindi l’ingresso centrale. Le zone living e pranzo trovano luogo all’interno senza soluzione di continuità. Ho scelto di realizzare le pareti bianche, di un bianco assolutamente murario. Un imbonaggio, costituito da un telaio di alluminio, distanzia le pareti dallo scafo che risalgono le murate con un angolo di 7 gradi e mezzo. E questo genera già il primo segno distintivo, quello del fuori squadra, forse in contraddizione, in una sorta di bisogno di tensione con le linee della barca, così avviate, arrotondate, morbide. Gli oblò, che all’esterno appaiono ritagliati nelle fiancate, corrispondono invece all’interno a finestre strombate, a davanzale inclinato, come quelle dei castelli, che accrescono l’afflusso della luce negli ambienti interessati. L’effetto è sorprendente, dall’alba al tramonto, l’intera barca non necessita di luce artificiale. La forma prismatica, il poligono sono caratteri distintivi di questo mio progetto. La scelta del colore per me non è mai pretesto concettuale: il bianco è infatti textura, peso, temperatura di superficie. Da qui la decisione di pavimentare l’intera barca, escluse le parti esterne pontate in teak, con assi di abete dai grandi nodi, di 18, 16, 8, 4 cm accostate a caso, spazzolate profondamente e verniciate con vernice bianca di considerevole spessore. La porzione centrale del salone e la scala presentano una ulteriore textura, una cannettatura dove figurano incastonati prismi ricoperti di vetro calpestabile. Particolari le tende, di maglia metallica bianca nella suite armatoriale, platino nelle cabine vip e ospiti. Più pesanti delle comuni in stoffa, abbondanti nell’altezza, cadono a pavimento producendo scanalature simili a quelle delle vesti nelle statue greche, con un effetto di indubbia plasticità. La madreperla e il mosaico madreperlaceo costituiscono texture nei bagni. In ogni parte della barca spicca il bianco dei differenti materiali che, diversamente sensibili alla luce, descrivono l’impianto scenico di base. Gli arredi inseriti negli spazi – una poltroncina, un tappeto, una lampada, un divano – sono presenze cromatiche, apportano solo connotazioni individuali, mai influenzano o modificano l’assetto generale. Interessante la parete di fondo del salone, realizzata in foglia di palladio libera, omaggio a Yves Klein che applicava in quello stesso modo la foglia d’oro. Il tavolo da pranzo è una consolle di fronte alla parete. Scomposti gli spazi, introdotti gli spigoli, i fuori squadra, tutta la barca si comporta come un prisma ottico. La luce quindi si diffrange, si fraziona in varie direzioni con effetti del tutto inattesi, assolutamente emozionali, che interessano le superfici bianche delle pareti e dei pavimenti. I colori delle ante dell’armadiatura pensile della cucina, realizzate in un materiale composito risultante dal riciclo di copertine di cellulari sfilacciate e impastate, sono affascinanti, ma ancor più quando mutano, di giorno e di notte, per effetto della diffrazione della luce naturale o artificiale…”. Come l’abito su misura, cucito ad uso del committente, in questo caso l’armatore, Flying Dagger è, nella firma del suo sarto, barca unica, irripetibile.

 



Chrisco, sloop di 30 metri costruito dai cantieri CNB di Bordeaux su progetto navale di Luca Brenta & C. Yacht Design e progetto degli interni di Wetzels Brown Partners.

n°4


ADVERTISEMENT
ADVERTISEMENT