STORIE PREZIOSE • Creatori di stile
di Cristina Morozzi
Bulgari, Cartier, Chantecler, Pomellato: una coerenza di progetto capace di rendere contemporanea la tradizione dell’alta gioielleria.
Bulgari e il colore
Come si conquista l’aura del mito? Sono sufficienti la tradizione e l’eccellenza esecutiva, oppure si tratta di una alchimia più complessa nella quale un posto di riguardo è occupato dall’invenzione e dal disegno? Bulgari, Cartier, Chantecler e Pomellato sono nomi importanti della gioielleria. Ciascuno con le sue creazioni racconta una storia che il tempo non appanna. Ciascuno possiede un riconoscibile DNA coltivato con passione. Sono laboratori di creatività “preziosa” che hanno allevato al loro interno designer e artigiani capaci di coniugare tradizione e innovazione.
Il
22 maggio con la mostra Bulgari tra eternità e storia 1882-2009 (Roma,
22 maggio-
13 settembre 2009), il marchio creato da Sotirio Bulgari ha festeggiato
125 anni di storia: un percorso prezioso all’insegna della fantasia, tempestato di creazioni ispirate ad elementi naturali, sapientemente geometrizzati, basate su coraggiose combinazioni di pietre in colori accesi e contrastanti. La rassegna romana, destinata a girare il mondo, ricostruisce una storia esemplare per rigoglio di composizioni e per coraggio figurativo. La libertà espressiva e l’azzardo compositivo, tipici della bigiotteria, fanno il loro ingresso nell’alta gioielleria. “Bulgari – scrive nell’introduzione del catalogo della mostra Alvar Gonzales-Palacios – ha creato gioielli straordinari accostando pietre rare a materiali insoliti e non costosi, come la seta e il cuoio, portando nella gioielleria certi precetti di Chanel. Ma s’intenda bene, Bulgari non ha mai fatto gioielli falsi, piuttosto ha trattato cose preziose con disinvoltura”.
Cartier e il figurativismo
L’atto di nascita della Maison Cartier fondata da Louis François Cartier è il
1847. Nel
1874 ne assume la direzione il figlio Louis François Alfred, istruito nel mestiere dal padre. Con la terza generazione Cartier s’impone come il più prestigioso gioielliere del mondo. Louis si circonda di disegnatori di talento e dei migliori artigiani, riuscendo a imporre uno stile inimitabile. La Maison si fregia anche di brevetti d’invenzione, come la montatura invisibile.
Dagli anni Quaranta è marcata, per impulso della direttrice creativa Jeanne Toussaint, l’ispirazione alla flora e alla fauna. Nel corso del tempo Cartier ha dato vita ad un bestiario prezioso, creando monili a forte figurazione, come il bracciale Panthère. Nella collezione storica, ricostruita da Dominique Perrin, presidente della Cartier, a partire dagli anni
80 con acquisizioni nel mondo intero, c’è anche una spilla di smeraldi a forma di coccodrillo con occhi di rubino appartenuta a Maria Felix. Alla Maison raccontano che l’attrice si sia presentata nell’atelier parigino con un coccodrillo neonato come modello per una spilla assolutamente realistica. Nel
1991 Perrin inaugura a Parigi l’Istituto superiore di marketing del lusso, confermando l’impegno nella promozione di una filosofia del lusso basata sul valore del progetto. Grazie all’impulso del vicepresidente Franco Cologni vengono organizzate grandi mostre storiche in tour nei più prestigiosi musei del mondo, tra cui il Metropolitan di New York e il British di Londra. A Milano, a Palazzo Reale, la mostra è allestita da Ettore Sottsass che, da designer, esaltò con magica efficacia la componente figurativa delle creazioni Cartier.
Chantecler e i simboli
Il simbolo della filosofia Chantecler, la gioielleria della famiglia Aprea, fondata a Capri nel
1947, è la campanella porte – bonheur. Narra l’antica leggenda caprese di San Michele di un giovane pastorello che aveva smarrito la sua unica pecorella. Disperato, la cerca ovunque. Improvvisamente sente un suono e in un alone di luce gli appare il santo che gli dona una campanella avvolta in un quadrifoglio, il cui tintinnio fa avverare ogni desiderio. Il pastorello la fa suonare e immediatamente ritrova la sua pecorella. Ispirandosi a questa antica leggenda Chantecler fece realizzare dal Mastro Tessitori, uno dei più grandi bronzisti dell’epoca, la prima campana della fortuna. Ma il colpo di genio fu di trasformare le campanelle in preziosi gioielli tempestati di gemme di mille colori: un simbolo di buona fortuna che lega indissolubilmente il marchio a Capri e al suo fascino mediterraneo. Costanza Aprea, che si occupa di marketing strategico, sa incantare, descrivendo con dovizia di dettagli le collezioni. Carezza con gli occhi le Campanelle, che sciorina in tutta la varietà, da quelle semplici in argento a quelle animalier, ispirate al mondo della natura marina, a quelle optical, e racconta qual è il segreto del successo di famiglia. “Rimanere fedeli ai valori del marchio – dichiara – considerare la pietra non per il suo valore, ma come parte di una composizione. Non conta la quantità d’oro, ma la manifattura e l’estetica del pezzo, che va oltre il valore della pietra. Il vero investimento, oggi come un tempo, è lo stile e la creatività. Anche i ciondoli più economici rappresentano un mondo: l’atmosfera di Capri, il suo fascino e la sua tradizione. Se fai un oggetto bello, troverai sempre chi lo acquista. Il cuore di fronte alle bellezza prende il sopravvento sulla testa.” La campanella è il filo conduttore, ma altri sono i simboli: il cornetto scaramantico che si veste di pietre preziose. Poi il galletto realistico con lunga coda di smalto e cresta di brillanti, o stilizzato sino a diventare una sorta di ideogramma. Nel
1986 nasce il ciondolo logo del marchio che rappresenta la piazzetta di Capri. La fantasia non conosce limiti. Variegato è il mondo di Chantecler: marinelle, farfalle, uccelli piumati e poi meduse opaline, stelle marine luccicanti di brillanti.
Pomellato e le pietre
Il carattere di Pomellato, azienda orafa fondata da Pino Rabolini, promotore del “prêt à porter” nel mondo del gioiello, deriva da una sapiente alchimia tra tradizione orafa, spirito innovativo e stile chiaramente identificabile. Pomellato ha introdotto una gran varietà di pietre, lasciate libere di risplendere nelle loro delicate cromie, senza la gabbia di pesanti montature. Alla fine degli anni Novanta Rabolini ha passato il timone dell’azienda a Francesco Minoli (ora sostituito da Andrea Morante, ndr) che ha accentuato il carattere del marchio, dando vita a collezioni più numerose e importanti. Al richiamo della firma del designer, Pomellato antepone la progettualità aziendale. Lo stile non dipende dal colpo di genio di un outsider, ma dal lavoro e dalla dedizione di un équipe di creativi allevati all’interno dell’azienda che, quotidianamente, assorbono, quasi attraverso i pori della pelle, il DNA del marchio. Non è per caso che su
280 dipendenti la metà siano esperti artigiani. Nel
1995 nasce Dodo, una famiglia di animaletti “parlanti” ciascuno portatore di un messaggio affettivo che nel 2001 diventa marchio autonomo con una propria rete commerciale. Quasi a fare da contrappunto, nel 2007, fa il suo esordio la linea Pom Pom, pezzi unici di alta gioielleria destinati ad esaltare ulteriormente il “savoir faire” di Pomellato. Ogni anello è creato attorno ad una pietra unica e irripetibile mediante una lavorazione complessa capace di esaltarne la particolarità. Pur nella complessità della composizione, ogni pezzo della linea Pom Pom riesce a regalare una magica idea di leggerezza, quasi la pietra sbocci come un fiore dal suo pistillo. L’azienda porta il suo preciso messaggio attraverso
47 negozi monomarca Pomellato e Dodo nel mondo, offrendo ai consumatori la possibilità di spaziare dal piccolo gioiello affettivo (Dodo), ideale per un pubblico giovane, alle creazioni esclusive di alta gioielleria.