The success of podcasts continues in design too. As confirmed by Dan Rubinstein's The Grand Tourist, starting with the sixth season

Ci sono parole, nel mondo della comunicazione e dei media, capaci ancora di far scorrere qualche brivido lungo la schiena.

Una di queste è senz'altro narrazione. Difficile, al volgere del primo quarto di questo secolo, pronunciare la parola narrazione, o uno dei suoi inflazionatissimi sinonimi, senza che un esperto metta mano alla pistola.

Non è un buon momento per le storie e i loro sostenitori.

L'ultimo, illustre iscritto al partito avverso è il grande Jonathan Gottschall: con il suo fortunato e recentissimo Il lato oscuro delle storie. Come lo storytelling cementa le società e talvolta le distrugge, uscito in Italia per Bollati Boringhieri, il saggista americano sta contribuendo arovesciare un paradigma strong> che già negli ultimi tempi non godeva di ottima salute.

Tra i principali argomenti che suffragano l'atto d'accusa dello studioso contro le storie - e i nuovi affabulatori - c'è l'evidenza di un mondo in cui la fabbrica di fake news e teorie cospirazioniste producono un ritmo sostenuto bufale fascinosissime, mentre chi lavora per ripristinare la realtà dei fatti arranca con un approccio scientifico che fatica a far breccia nel pubblico (e, ancor prima, a portarlo in sala).

"Quasi tutte le storie di cospirazione che riscuotono successo potrebbero diventare dei blockbuster di Hollywood - sintetizza Gottschall - mentre la maggior parte delle confutazioni sarebbero al massimo  dei documentari per la televisione pubblica" .

In questa scena con troppe ombre, l'esplosione dei podcast, qualche anno fa, è parsa subito molto più di un faro: una specie di stella polare in grado di indicare una strada nuova, a partire da quella che porta alla liberazione dalla dittatura delle immagini instaurata dai social network.

Ispirato, più o meno dichiaratamente, all'archetipo novecentesco del radiodramma, il podcast azzera - o almeno ci prova - il rumore di fondo tipico dell'universo dei media e costruisce la sua audience in contrapposizione allo spirito dei tempi: alla cultura del meme, risponde con l'arte della retorica; al dilagare di informazioni - l'infodemia esplosa con l'emergenza pandemica - reagisce aiutandoci a impostare la manopola di un'immaginaria radio analogica sulla frequenza esatta: quella delle storie che è adatta all'ascolto.

Anche il design ha portato il suo nutrito gruppo di coloni sul pianeta podcast, contribuendo a far crescere fino a undici milioni in un anno gli ascoltatori di format del mercato digital audio in Italia .

Un'indagine Ipsos registra un aumento dell'audience di 2 milioni di utenti nel 2022 rispetto al 2021 e di 2,6 rispetto a due anni fa.

La partita è vinta, al momento, non soltanto sul piano dei numeri: il 43 per cento degli ascoltatori sono infatti giovani under 35, "un segmento difficile da tenere agganciato e considerato lontano dal mondo della comunicazione tradizionale testuale".

Gli ascoltatori di podcast si distinguono, inoltre, per le loro attitudini più accentuate rispetto alla media della popolazione, confermando che il format è un potente strumento identitario, di racconto di sé attraverso i propri gusti: "Gli gli utenti dei podcast si percepiscono come consumatori responsabili, esplorativi rispetto alle tecnologie e influenzano il gruppo dei pari con consigli su film, serie tv, app.

Sono early adopter, i primi che sperimentano un prodotto".

Non è un caso, pertanto, se aziende ambasciatrici del made in Italy nel mondo come Poliform, Moroso e Janus et Cie del gruppo Poltrona Frau si ritrovino oggi a essere main sponsor di The Grand Tourist, il podcast a cura del giornalista di architettura e design Dan Rubinstein.

Con il suo format, Rubinstein ha già approfondito negli ultimi due anni temi del mondo del progetto in con personaggi come Bjarke IngelsDavid Salle, Martino Gamper o Paola Antonelli.

"Prima della pandemia - ha raccontato l'autore - viaggiavo almeno due mesi all'anno per vedere gli ultimi musei, visitare le fiere d'arte e incontrare i designer nei loro studi. Non era soltanto un modo per uscire dall'ufficio, ma la chiave per sviluppare un livello profondo di conoscenza da condividere con i miei lettori".

Se il Covid aveva interrotto quel flusso narrativo, il podcast è servito a ricucirlo: "C’è qualcosa che toglie il fiato nell’ascoltare direttamente dalla voce di Philippe Starck i suoi esordi di designer.

L'audio ti riporta a quell'intimità di cui abbiamo bisogno in questo momento per sentirci davvero connessi e andare oltre la dittatura delle immagini tipiche di Instagram".

L'esperimento di Rubinstein è arrivato alla quinta stagione, che sta per concludersi, mentre la sesta prenderà il via il 25 gennaio prossimo con un palinsesto all'altezza delle precedenti.

Il primo episodio è dedicato al viaggio con Viking Cruises in Antartide, tra gli ospiti a seguire Zandra Rhodes e Nick Cave.

Tutte insieme, le sei stagioni diThe Grand Tourist sono una specie di compendio della progettualità contemporanea, declinata in chiave multidisciplinare, uno spaccato della creatività raccontato direttamente dai protagonisti.

Chiacchiera e non chiacchiericcio, suono e non rumore. Tutte cose di cui abbiamo un gran bisogno.

Cover photo: ph. Isaac Anthon